Scuola -Famiglia contro il BULLISMO: Strategie di collaborazione

STRATEGIE DI INTERVENTO COLLABORATIVO TRA SCUOLA E FAMIGLIA NEI CONFRONTI DEL FENOMENO DEL BULLISMO

 

UN Po’ DI STORIA……

Con il termine “Educare” in genere s’intende quell’insieme di attività finalizzate a sviluppare e a formare conoscenze e facoltà di natura  mentale, sociale e comportamentale. L’essere umano per fare ciò necessita di Istituzioni quali la Famiglia e la Scuola. Le due non possono essere intese come agenti separati, ma è fondamentale al fine di una buona riuscita educativa, che siano coese e collaborative nell’obbiettivo primario: supportare, orientare nonché creare le dimensioni per uno sviluppo legato al sapere, al saper essere ed al saper fare.  Da sempre queste due agenzie educative hanno collaborato all’unisono: Prima degli anni ’70 parlavamo di famiglia ETICA, che muoveva verso la Scuola rispetto e senso di autorevolezza. Successivamente, a seguito degli importanti movimenti sociali, storici e culturali, la Famiglia è passata da ETICA ad AFFETTIVA e di conseguenza si è modificato anche il rapporto con la dimensione scolastica. Non avendo più un’identità marcata, ma frammentata, la famiglia si trova in balia, disorientata nell’assolvimento dei propri compiti educativi verso i figli, ed il più delle volte, consapevolmente o meno, avanzava ed avanza  l’aspettativa che sia l’Istituzione scolastica ad assolverli. La scuola dal canto suo, si sente inondata di richieste-pretese e risponde come può, sintonizzandosi più sulla sofferenza ed il disagio emotivo dell’alunno, piuttosto che sull’importanza del sapere. Occorre ripristinare un equilibrio di fondo.

BIO-PSICO-SOCIALE…………….

L’individuo è unico ed irripetibile ed è il “risultato” di una componente biologica (temperamento) e di una sociale (dimensione famiglia ,sociale, storica, culturale, esperienze). Sulla base di questo sviluppa un proprio carattere ed una propria personalità procedendo lungo il percorso di vita, assolvendo passo passo compiti evolutivi sempre più strutturati. Uscire di casa, mettere su casa e generare un figlio, rappresentano alcuni dei più importanti compiti evolutivi. Quando decidiamo di avere un bambino, o semplicemente accade, dobbiamo sempre pensare che sia la madre, che il padre hanno un loro bio-psico-sociale specifico, ovvero sono due persone con differente storia personale e diverso attaccamento. Già in pancia i neo genitori sviluppano aspettative verso il figlio, che rappresenta un pezzetto ( o qualcosa di più) di loro stessi.

MODELLO GENITORE

Quando nostro figlio-a viene al mondo, diventiamo genitori, che non significa solo “generare”, ma avviare una serie di comportamenti di accudimento, sostegno, protezione materiale e psicologica sotto la spinta dell’istinto materno-paterno ( conservazione della specie). Ogni genitore sviluppa verso il proprio figlio un legame di attaccamento specifico e un modello educativo che risente della sua storia e del modello che ha conosciuto.

-AUTORITARIO ( Qui comando io!)

Modalità di relazione è basata sulla paura per avere rispetto. Poco coinvolgimento emotivo, tendenza a dirigere, organizzare e gestire in tutto. Il genitore autoritario esige, pretende e muove direttività ad alta intensità. Si tende all’iper-critica e a sviluppare Idealizzazione, non si vede il figlio per quello che è (amore condizionato). Le regole sono ferree e indiscutibili, le punizioni mai discusse. Figlio-à Passivo o Trasgressivo

 

– PERMISSIVO (IPER –ANSIOSO)- (Faccio tutto ciò che desideri)

Parte dal grande bisogno emotivo di fusione, di essere “l’angelo custode”- l’”avvocato” del figlio e d togliere dal percorso evolutivo di questo, qualsiasi dimensione di frustrazione e malessere. Le regole ci sono ma sono labili e superficiali e soprattutto non trovano applicazione. Si teme di fare male, di sviluppare traumi e di non essere una buona madre. Spesso si associa ad ansia e preoccupazione generale per cui l’intervento genitoriale mira a controllare tutti i fattori disturbanti ed imprevedibili, nonché frustranti che possono arrivare nella vita del figlio, eliminandoli alla radice.  FIGLIOà Annoiato, senza Obbiettivi, senza capacità pratiche e non responsabile

-AUTOREVOLE ( Ti faccio vedere come si fa)

Tra gli stili è il più efficace, che cerca di modulare la dimensione della morbidezza assieme a quella del rispetto delle regole. Si richiede ai figli, ma li si ascolta nei loro bisogni profondi. Si è più interessati all’essere che all’apparire e l’amore è dato in chiave incondizionata ( comportamenti vs persona). Le punizioni sono date e sono certe, coerenti e puntano alla responsabilità e alla correzione. Figlioà Autonomo e crede in se stesso

-NEGLIGENTE ( Non m’interessa quello che fa)

E’ la forma più disorganizzata di attaccamento e di stile genitoriale. In questa modalità il genitore si sgancia da qualsiasi responsabilità educativa , non muove interesse cognitivo ed emotivo profondo per il figlio e non fornisce strumenti di decodifica del mondo. Le punizioni o non ci sono o sono finalizzate all’aggressività pura. Spesso questo modello è proprio di contesti ove presente trascuratezza, maltrattamento psicologico e fisico e spesso abuso sessuale. Figlio-> Orfano emotivo

MODELLO INSEGNANTE – verso i genitori

– PASSIVA : Intimorita dalla modalità genitoriale, appare ambivalente tra ciò che è giusto in chiave educativa e la conseguenza, anche di disapprovazione, che tale scelta può portare. Ansia e senso di inadeguatezza di fondo. Bisogno del consenso o approvazione del genitore.

– ASSERTIVA: Con estrema fatica cerca di mediare tra il suo ruolo, la famiglia e il bisogno dell’alunno. Contiene aggressività, rassicura, sprona…sempre nel rispetto e nella gentilezza…..ma è stanca. Bisogno di portare avanti la visione che la anima: creare un ponte di collaborazione e di dialogo tra scuola e

– AGGRESSIVA : Dotata di sovrastrutture importanti e difficilmente modificabili, muove verso il genitore la propria costruzione del mondo e di cosa deve fare. Giudica, dirige, organizza ed etichetta. E’ l’alunno e la sua famiglia che devono adeguarsi alla scuola, non viceversa.

– NOSTALGICA : ieri era meglio, c’era più rispetto e considerazione. Oggi la scuola è diventata un porto di mare che accoglie tutti, famiglie e figli. Noi siamo insegnanti, non psicologi o assistenti sociali. Era meglio prima. Dimensione di rammarico mista a rassegnazione.

 

 

 

 

 

IL BULLISMO

COS’E’?

Il fenomeno del bullismo può essere inquadrato come una serie di atti di aggressione di natura fisica e-o psicologica che un soggetto, detto Bullo, muove verso un altro, detto Vittima. Il primo è supportato in termini pratico-emotivi dai Gregari. Il bullismo è un fenomeno da sempre presente, che oggi però assume un’ intensità ed una diffusione allarmante.

IN COSA CONSISTE……….

Consiste in aggressività sotto la forma materiale di calci, pugni, spinte, strattonamenti, percosse nonché danneggiamento e distruzione degli oggetti della vittima. Nella forma psicologica l’aggressività viene mossa attraverso insulti, svalutazione, sbeffeggiamenti, mettere in ridicolo, isolare. Nel maschile prevale maggiormente la prima forma, nel femminile la seconda. Per parlare di Bullismo vi devono essere 3 importanti indici:

– REGOLARITA’ DEGLI ATTI AGGRESSIVI ( un litigio, lanciare un oggetto una volta o due è un atto lesivo che va punito ma non Bullismo)

– SQUILIBRIO DI POTERE – DI FORZA E DI PRESTIGIO, TRA VITTIMA E BULLO

– INTENZIONALITA’ A FARE MALE E A NUOVERE

PROTAGONISTI …………..

BULLO à E’ colui che muove oggettivamente l’aggressione. E’ fisicamente forte e dipendente dal bisogno di dominare e farsi notare in chiave disfunzionale. E’ Orfano emotivo. Fattori di rischio Individuali ( temperamento aggressivo, carattere e personalità poco strutturati ed egocentrici, analfabetizzazione emotiva, mancanza di coscienza morale). Fattori di rischio sociale ( famiglia con problematicità pscio-affettive, stile educativo permissivo- negligente). Tipologia di bulli: Aggressivo, gregario e ansioso.

VITTIMAà Insicura, emarginata. So sente impotente e crede davvero di non riuscire a spezzare questa catena. Non sa perché è in questa spirale, sente tanta angoscia, paura verso il bullo….incredulità e disprezzo verso i gregari, nonché sfiducia e profonda tristezza verso se stesso.

PERCHE’?

Il bisogno emotivo che spinge il bullo è quello di farsi notare, di dominare. Siccome non c’è nessun ambito in cui sia funzionale, ha scelto inconsapevolmente o per modello di apprendimento familiare una modalità che gli fa avere rispetto e riconoscimento. Per idealizzare se stesso deve svalutare, denigrare qualcosa o qualcuno che è più debole di lui. POTENZA VS IMPOTENZA.

 

 

 

 

INTERVENTI

IL BULLISMO DEVE ESSERE COMBATTUTO. METTERE LA TESTA SOTTO LA SABBIA NON AIUTA. Cosa fare?

1 Domandarsi se è bullismo o no

2   Se si. Attivarsi con le insegnanti (mediatori) che valuteranno e si attiveranno nel caso specifico con il bambino e la famiglia di questo.

3 Prima di accendere il fuoco del “rogo” per il bullo, proviamo a recuperarlo. Quello che vedi è brutto, ma  è una maschera, sotto c’è un bimbo che piange ed è orfano…..tutti gli adulti lo hanno sempre scacciato come un cane rognoso.

4 Tutela sempre tuo figlio, ma applica anche il buon senso

5 Isolare, ghettizzare e prendere le distanze non aiuta, anzi mette barriere e difficoltà comunicative ( 0-6-10)

 

GENITORI E INSEGNANTI…….IL PONTE che si CREA

Al fine di Combattere il fenomeno del Bullismo e di qualsiasi altro “fattore disfunzionale” occorre che le due principali agenzie educative, Scuola e Famiglia sviluppino un piano strategico.

OBIETTIVO: IL BENESSERE PSICO-FISICO DEI BAMBINI, INCLUSO QUELLO DI MIO FIGLIO.

1 Quale modello educativo ho ed avanzo.

2 Cosa sento, provo e come mi comporto verso le maestre di mio figlio-a?

3 Cerco di seminare e curare il rapporto in chiave ADULTA o muovo pretese, giudizio e aggressività?

4 Ho chiaro qual è il MIO BISOGNO, QUELLO DELLA SCUOLA E QUELLO DI MIO FIGLIO?

5 Cosa posso fare concretamente contro il fenomeno del bullismo, partendo dal mio modello educativo?

 

 

Grazie

Giusy Incardona – Psicologa- Psicoterapeuta – 329.9877520