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IPOCONDRIA..COS’E’?

Circa il 75% delle persone ritenute ipocondriache secondo la vecchia classificazione del Manuale diagnostico statistico delle malattie psichiatriche – DSM IV, soddisfa i nuovi criteri per il Disturbo da sintomi somatici previsti dalla versione aggiornata DSM V. Il restante 25% è ora assegnato alla categoria del Disturbo da ansia di malattia. La differenza tra le due diagnosi sta essenzialmente nella rilevanza dei sintomi presenti e nel livello di preoccupazione generato. In particolare, nel Disturbo da ansia di malattia i sintomi fisici sono di norma lievi o addirittura assenti e a predominare è l’ansia, del tutto sproporzionata rispetto al contesto e al rischio effettivo, di essere già interessati o di poter contrarre una malattia grave.
L’insorgenza del Disturbo da ansia di malattia o ipocondria può essere favorita da una storia d’abuso o a un’esperienza traumatica precedente, specie se legata all’ambiente sanitario e/o se ha fatto sentire in pericolo di vita (al di là del rischio oggettivo), dall’esistenza di una familiarità per malattie severe e dalla presenza un disturbo depressivo o d’ansia. Il Disturbo da ansia di malattia può esordire in qualunque momento della vita, ma è raro nell’infanzia, e interessa in uguale misura uomini e donne.

SINTOMI E DIAGNOSI DELL’IPOCONDRIA O ANSIA DI MALATTIA
In chi soffre di Disturbo da ansia di malattia la tipologia e la rilevanza dei sintomi sono del tutto marginali: a generare una preoccupazione esasperata possono essere anche un neo presente fin dalla nascita, la gola leggermente arrossata, la forma di un unghia o la banale sensazione di gonfiore dopo un pasto. Negli anziani, il sintomo più temuto è la perdita di memoria, mentre in chi ha una familiarità per una malattia specifica sono soprattutto i supposti segni premonitori di quella malattia a generare il panico.

Le persone interessate da ipocondria controllano ripetutamente una o più parti del proprio corpo alla ricerca di segni di malattia, ma l’estrema ansia per la salute le induce a un atteggiamento ambivalente nei confronti dei controlli medici, che possono essere richiesti in modo decisamente eccessivo e inappropriato oppure evitati, proprio per l’incapacità di gestire lo stress e la preoccupazione che accompagnano ogni visita o esame clinico (compresi quelli necessari per escludere la presenza di patologie fisiche reali), nella convinzione che la diagnosi non potrebbe che essere nefasta.

Se l’atteggiamento è orientato alla ricerca della malattia temuta, i continui esiti negativi delle visite e dei test effettuati, anziché placare l’ansia, la esasperano, poiché lasciano privi di una risposta certa e rassicurante. Lo stesso vale per gli effetti, di norma nulli, delle eventuali cure intraprese.
Il Disturbo da ansia di malattia può diventare pervasivo, portando chi ne soffre a concentrare gran parte del tempo e delle energie sulla preoccupazione per dettagli fisici insignificanti o del tutto fisiologici e assillando con la propria ansia chi sta intorno. Il risultato più comune è una significativa riduzione della qualità di vita e il deterioramento delle relazioni familiari e sociali.
Per emettere la diagnosi specifica di Disturbo da ansia di malattia, la preoccupazione per la salute deve essere francamente eccessiva, immotivata e persistere per almeno sei mesi, ma l’origine della preoccupazione (sintomo o segno sospetto) può cambiare nel tempo.

TRATTAMENTO DEL DISTURBO DI ANSIA DI MALATTIA
Chi presenta Disturbo da ansia di malattia è convinto di avere un problema fisico e, di norma, non si rivolge spontaneamente a psicologi o psichiatri. Quando si riesce a intraprenderlo, l’approccio terapeutico più indicato è la psicoterapia cognitivo-comportamentale, focalizzata sull’analisi dei sintomi e sulle convinzioni che li alimentano (“distorsioni cognitive”). Di norma, la durata del trattamento è abbastanza prolungata e il percorso non privo di ostacoli, poiché la disponibilità a mettersi in discussione di questi pazienti è molto scarsa. Se accettati dal paziente, l’impiego di farmaci antidepressivi può aiutare a gestire i sintomi ansioso-depressivi che tipicamente accompagnano il Disturbo da ansia di malattia, migliorando la qualità di vita generale e favorendo una migliore aderenza al percorso psicoterapeutico.